mercoledì 26 settembre 2012
La Fiat agli inizi del '900
Le indicazioni date dal Blog sono quelle di analizzare i fatti e formarsi un’idea propria.
Corsi e ricorsi storici, da Giovanni Agnelli Senior a Sergio Marchionne la Storia non cambia.
In questa sede vorrei brevemente analizzare la “connivenza” Stato–Fiat dal 1906 al 1915.
Il 23 giugno 1908 Giovanni Agnelli, nonno dell' "Avvocato", divenuto dal 1906, azionista di maggioranza della Fiat, venne denunciato dal questore di Torino per "illecita coalizione, aggiotaggio in borsa e falsi in bilancio".
Nel rapporto dell'autorità di pubblica sicurezza Agnelli veniva segnalato come il maggiore indiziato delle manovre fraudolente in borsa che avevano turbato il mercato e arrecato danni rilevanti agli azionisti. Egli venne accusato di avere provocato nel 1905-1906 ingiustificati rialzi delle azioni Fiat, sia col suddividere le primitive azioni, sia col porre dal marzo 1906 in liquidazione la Fiat per ricostruirla immediatamente dopo con un moltiplicato numero di azioni, sia con l'ingiustificato assorbimento dello stabilimento Ansaldo. Il rapporto della questura proseguiva indicando come Agnelli avesse dichiarato nel biennio del 1906 utili consistenti che furono poi distribuiti nel 1907, epoca nella quale la Fiat si trovava già in una crisi che la portò sull'orlo del fallimento.
La longa manus del deus ex machina del tempo, Giovanni Giolitti, vegliava sul destino di Agnelli che insignì nel 1907 della croce di cavaliere al merito del lavoro.
Il 29 novembre 1908 lo stesso ministro della giustizia Orlando intervenne, con una pesante ingerenza nei confronti della magistratura torinese, affermando che "un'azione penale nei confronti di Agnelli avrebbe avuto conseguenze negative sulla nascente industria nazionale ed in particolar modo piemontese".
Giovanni Giolitti era originario di Mondovì, quindi piemontese doc.
A un anno dalla denuncia il perito nominato dal tribunale, professor Pietro Astuti, confermava gli indizi della questura affermando che le scritture stipulate da Agnelli nel 1906 occultavano operazioni personali a scapito della società, e che le operazioni di borsa dovevano configurarsi come un vero e proprio aggiotaggio al fine di procurare fortissimi e ingiustificati profitti. Il 23 agosto 1909 Agnelli venne rinviato a giudizio per rispondere di aggiotaggio e truffa. Con la benevola attenzione del ministro Orlando e con ricorsi vari Agnelli riuscì a rinviare il processo sino al 21 giugno 1911, mentre già nel 1909, dopo le dimissioni, era tornato all'incarico di amministratore delegato della Fiat. Il 22 maggio 1912 il tribunale mandava assolto Agnelli e a nulla valse il ricorso del pubblico ministero, il quale nel giudizio di secondo grado si trovò di fronte, come difensore di Agnelli, l'ex ministro Orlando e come testimoni a favore di Agnelli i dirigenti della Banca commerciale di Milano, Vittorio Roll e Lodovico Toeplitz.
In seguito, durante la fase di preparazione della prima guerra mondiale, la Fiat venne favorita dal governo e ricevette moltissime commesse militari anche dall'estero. Agnelli ottenne dal governo che Torino venisse dichiarata zona di guerra. Gli operai vennero militarizzati e persero le pur minime tutele sindacali, il diritto di sciopero e furono sottoposti al codice militare di guerra. Con le forniture di guerra la Fiat si avviava a divenire una grande industria di livello europeo e la famiglia Agnelli una "istituzione di apparato".
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